L'ANNO BIANCO DEL PODISMO (E DI TUTTO QUANTO)

Molti considerano il 2020 un anno davvero funesto. Come non essere d’accordo?

Tutti siamo stati travolti dalla pandemia e dai pesanti contraccolpi socioeconomici da essa causati e, ahimè, ancora lungi dall’essere riassorbiti. C’è chi deve tirare la cinghia o ha perso il lavoro e non sa se mai lo ritroverà. Diversi sono stati colpiti da lutti familiari (dovuti al virus ma non solo), ancor più strazianti di quanto già non siano in tempi “normali”. Si sente parlare di molte persone che cadono in depressione, in una sorta di apatia dalla quale non riescono più a divincolarsi.

Beh, basta così, siamo bombardati in ogni istante e da ogni parte da notizie, statistiche, allarmi, disposizioni comportamentali, ecc. Fiumi di parole, parole, parole… parole che ci intontiscono ancor di più.

Proviamo allora a soffermarci un attimo sul nostro piccolo mondo, quello del podismo, e a dare uno sguardo fiducioso al futuro, perché questa brutta storia finirà, magari non prestissimo, ma che debba finire è certo come il sorgere del sole.

Se non funesto, il 2020 è stato certamente un anno strano, una sorta di anno “bianco”, non saprei come altro descriverlo. Un anno che probabilmente avrà cambiato la vita di molti anche dopo che sarà finito e magari dimenticato, e avrà cambiato anche il nostro modo di pensare e vivere la corsa.

È pressoché certo che nessuna manifestazione podistica avrà più luogo da qui a fine anno, e forse si dovrà aspettare qualche mese pure nel 2021 prima di potersi rimettere un pettorale e un chip. Personalmente non ne soffro più di tanto, anche se in effetti mi da l’impressione, così, pensandoci un po’ distrattamente, che qualcosa non torni, che non tutto sia al suo posto. Dal 2004 al 2019 ho corso 107 maratone, una media di quasi 7 maratone annue per 16 anni a fila, con un minimo di 2 e un massimo di 20 maratone in un anno. Riflettendoci sopra, dico a me stesso che non essere riuscito a correrne manco una nel 2020 dovrebbe in qualche modo pesarmi, ma di fatto così non è. Ripeto, appare tutto molto strano, incongruo, ma non mi sento privato di alcunché di cui non possa fare a meno.

So che non è così per tutti, ognuno la vive a modo suo, ma a tutti voglio dire di guardare avanti e, qualora non vi abbiate ancora provveduto, di programmare un minimo il futuro. Esattamente come avete fatto quella volta che avete deciso, fra eccitazione e timori vari, di correre la vostra prima maratona.

Per me sarà senz’altro così. Il covid mi lascerà in eredità 4-5 kg di troppo e un chilometraggio dimezzato, tanto che già ora ho la netta sensazione di essere come tornato agli esordi. In più ho un ginocchio che duole e scricchiola, e che necessita quindi di qualche indagine clinica. Tuttavia, non mi scoraggio, nemmeno ora che di nuovo sono fermo. Anzi, so che dovrò pazientare e soffrire, ma non mi lamento di quanto avvenuto. Lasciatemelo ripetere, guardiamo avanti, perché se una cosa la corsa m’ha insegnato, è che avanti si va solo guardando avanti, non con la testa rivolta all’indietro. Quel che è stato è stato.

Non so dirvi quando, ma quando sarà, ovvero quando mi riattaccherò il pettorale ad una maratona, pur con una ventina d’anni in più sul groppone, sarà un po’ come la prima volta, oltre 16 anni fa a Padova, dove tagliai il traguardo sentendomi un pezzo di legno: una fatica ed un’emozione uniche. E sono sicuro che così sarà anche per moltissimi di voi. Dunque, pensate esclusivamente a quello, rincuoratevi e preparatevi, non solo fisicamente, ma anche mentalmente e psicologicamente. Potrà anche essere diverso, non posso escluderlo, ma niente è finito e niente finirà.

In molti sono comunque riusciti a disputare almeno una gara nel 2020, perlopiù prima del maledetto 21 Febbraio, e voglio allora concludere facendo i complimenti ai pochissimi nostri atleti che ce l'hanno fatta a disputare una maratona o un’ultramaratona in quest'anno bianco. Vedo la cosa come l’aver piantato una bandiera colorata nel deserto grigio e avvilente portato dalla pandemia. Non è di certo quella più importante, ma per me sarebbe stata comunque una sciagura nella sciagura se nel Marathon Cremona (con le oltre 3.000 maratone nel suo palmarès) per un anno intero nessuno avesse corso una maratona. Bravi dunque Colomba C., Gianfranco V., Alessandro B., Diego C., Paolo P., Tea F., Paolo V., Tazio B. e Mirko C. (spero di non aver omesso nessuno).

Nella speranza che nel 2021 questo sparuto gruppetto ritorni ad essere la consueta “onda” di maratoneti, dico a tutti forza e coraggio, e in bocca al lupo.

AZ