La maratona non è solo una corsa di resistenza, ma una corsa dell’anima!

A novembre 2017,  quando decisi di partecipare a questa gara, la più importante corsa per un runner, non potevo minimamente immaginare le meravigliose sensazioni che avrei  provato nel riuscire a portare a termine questa sfida, pur non essendo la mia prima maratona. 

Mi piace ostinatamente ricordare che, quando iniziai a correre nel 2012, portando a termine la prima corsa di circa 4 km, e mi vennero a cercare pensando mi fossi persa, mi sembrava di aver toccato il cielo con un dito: io che non avevo mai corso e arrivavo e arrivo sempre tra gli ultimi,  io che mi ero avvicinata alla corsa cercando conforto per le battaglie che la vita mi ha voluto far combattere. Sono certa che se anc he nel 2014 non avessi partecipato alla “5 Porte”, gara podistica cremonese di lunga tradizione, conoscendo quelle belle persone che con il loro garbo e discrezione mi sono state vicine, mai avrei pensato di correre una maratona.

La corsa, un aspetto della vita bellissimo. Sì, questa vita che più di viverla spesso ci coinvolge appena, ma che attraverso questo sport ci fa cogliere i suoi aspetti più semplici e veri. Questa amica che mi ha visto nelle condizioni forse peggiori, ma che mi ha fatto conoscere amici fantastici. La cors,  uno specchio della vita bellissimo!

A New York sono arrivata con i compagni della mia squadra, il Marathon Cremona, supportati dal Tour Operator “Terramia”, che organizza in modo esemplare questa trasferta nella Grande Mela e che ho già avuto modo di conoscere in altre manifestazioni in giro per il mondo.

Il giorno della gara sveglia prestissimo e partenza verso le 6 dall’albergo, ero agitata, qui tutto è amplificato. Le presenze quest’anno avevano raggiunto numeri importanti, basti pensare che il mio pettorale era il n. 64821. I controlli per raggiungere le griglie di partenza sono stati scrupolosi. Sono partita alle 11, clima  ideale per la corsa. Ho lasciato i miei compagni nelle varie postazioni a loro assegnate e da sola mi sono diretta nella mia, quella arancione, settore D. Una marea di persone che parlano lingue diverse, ma quando senti qualcuno che parla la tua ti giri e cerchi di scambiare qualche parola cercando conforto ed energia.

Tutti in coda per la partenza dal famoso ponte di Verrazzano, per poi liberarmi della tensione una volta iniziata la gara. Dalla partenza all’ultimo metro tutto il percorso era seguito da molti spettatori che incitavano e ti offrivano del cibo e delle bevande. Non solo ne ho apprezzato la generosità, ma me ne sono servita con continuità, in quanto essendo nel gruppo finale, al mio arrivo ai ristori non riuscivo a trovare quasi più nulla. Tutti ti salutavano e ti chiedevano di battere “il cinque“ e nei quartieri attraversati erano esposti striscioni per incitare i runners.

La distanza veniva segnalata sia  in km che in miglia. Istintivamente guardavo sempre la seconda perché’ mi sembrava di dover correre meno, attenuando psicologicamente la fatica.

Nei primi km vengo superata senza difficoltà da amici cremonesi di un’altra società. Oltre metà gara sento alle mie spalle pronunciare “su dai mamma”, mi giro e spontaneamente ed esclamo “quando sento parlare italiano mi si riempie il cuore”.  Ci presentiamo e fino all’arrivo corro insieme a Stefania e a sua madre Bruna. Ci raccontiamo la nostra vita e troviamo subito intesa tra noi. Facciamo due calcoli e vediamo che il nostro tempo sarà di 6 ore.  Abbiamo qualcosa in comune: la battaglia che io ho vinto e che Bruna sta ancora combattendo contro il cancro. Una sfida che sono certa vincerà, anche grazie alla “resilienza” acquisita in questa fantastica sfida.

Quasi al termine della gara mi allaccio alle spalle la bandiera tricolore perché voglio informare tutte le persone che stanno guardando che sono italiana e fiera di esserlo. Infatti, a Central Park due connazionali mi chiedono “Italia da dove arrivi?  Cremona... forza forza!”

Emozioni che ti rendono felice, che non si potranno mai dimenticare in quel video che mi riprende mentre taglio il traguardo, provata dalla fatica, ma fiera d’aver partecipato a questa manifestazione mondiale. Le immagini mentre alzo la bandiera nazionale resteranno sempre nel mio cuore: un trionfo intimo e vero!

Come è mia consuetudine vorrei ringraziare chi mi ha accompagnato in questa avventura: Stefania e Bruna, il mio portafortuna, il Marathon Cremona, e tutte le persone che hanno creduto e avuto fiducia in me sin dall’inizio senza riserve e grazie alle quali non solo sono riuscita a correre questa ed altre maratone, ma anche una fantastica 100 kilometri.

Angiolina
Classe 1959