Cronache

  • Ricominciare: meglio farlo col piede giusto.

    Sai come ho iniziato il 2017? Traslocando. Abbiamo spostato la sede della nostra azienda in un nuovo centro, più ampio e con più stanze, riducendo anche i costi. Il trasloco è avvenuto durante la prima settimana di gennaio, corrispondente al mio unico periodo di ferie.

    Un freddo cane.

    Ne sono uscito a pezzi.

    Mi sembra di non aver staccato la spina.

    Potrei frignare all''infinito, come in effetti ho fatto con alcune persone in questo inizio 2017, fino al momento in cui ho capito che, concretamente, non ho nulla di cui lamentarmi.

    In realtà:

    a) sono sempre stato in movimento, per cui non ho sentito molto il freddo

    b) spostare mobili mi ha permesso di stancarmi fisicamente, e quindi di scaricare molta tensione accumulata verso fine anno, soprattutto a ridosso del trasferimento

    c) sono stato parecchio all''aria aperta, ho detto molte parolacce (soprattutto quando abbiamo dovuto smontare un armadio per farlo uscire dalla porta) ma ho anche riso a crepapelle con i traslocatori.

    Seppur in modo alternativo, devo dire che la spina, alla fine, l''ho staccata. Eppure il maledetto automatismo ha preso il sopravvento, e di questa esperienza ho letto solo le ombre e non i punti luce.

    Partire col piede giusto.

    Si dice che chi ben comincia è a metà dell''opera. Gli inizi, quindi, sono momenti estremamente delicati, che vanno gestiti in modo adeguato e soprattutto con attenzione. Mai lasciare l''inizio al caso.

    Non bisogna abbassare la guardia, altrimenti scattano le lamentele, e si parte con il piede sbagliato. Prova a pensare ai tuoi primi giorni del 2017: di quante cose ti sei già lagnato?

    Probabilmente la tragedia ha avuto inizio già la notte di Capodanno: hai stappato la bottiglia di Prosecco (a dimostrazione del solito braccino corto...), hai abbracciato i tuoi amici, hai urlato Buon Anno!, e dopo aver sculettato come un idiota per circa 4 minuti al ritmo della samba trasmessa in Rai (che tra l''altro è sempre quella) sei crollato sulla sedia pronunciando il tuo primo lamento 2017:

    "porca miseria quanto ho mangiato, mi sento un cinghiale".

    E da lì ha avuto inizio il Festival della Lagna:

    "mamma che freddo stanotte"

    "che palle la nebbia"

    "sto morendo di sonno"

    "basta, voglio tornare a casa"

    "il Prosecco faceva schifo"

    e così via. Piccolezze, starai pensando. Ma intanto le piccolezze hanno già dato forma al tuo atteggiamento verso il nuovo anno, come la piega leggermente storta dei pantaloni, niente di che, ma se ci fai caso ti girano le scatole.

    Quanto è difficile ricominciare?

    Se l''atto del ricominciare avesse un sapore, sarebbe di certo agrodolce: sotto le apparenze gentili rischi di trovare aspetti severi e difficili da digerire. I facili entusiasmi possono lasciare velocemente il posto a delle serpeggianti frustrazioni in men che non si dica. Il tuo cervello lo sa, e per questo motivo affronta la ripresa con circospezione, con sospetto, causandoti un bel dispendio energetico, dispendio direttamente proporzionale alla durata della pausa: più passa il tempo più è faticoso riprendere da dove avevamo lasciato. Esiste una finestra temporale di sicurezza, entro la quale la probabilità di ricominciare la tal cosa abbandonata è ancora elevata. Poi passano i giorni, e la motivazione fa a pugni con la frustrazione: la probabilità diminuisce.

    Mai lasciare l''inizio al caso.
    Ancora giovanetto, ricordo le settimane passate a guardare di traverso il Così parlò Zarathustra appoggiato sul comodino in camera da letto: ero riuscito a leggerne senza vomitare una trentina di pagine, per poi passare ad altro. Ma, fino ad allora, non mi era mai capitato di non finire un libro iniziato. A costo di lacrimare sangue, la mia rigidità giovanile imponeva sempre di arrivare alla conclusione, e ce l''avevo sempre fatta. Tranne questa volta.

    Nietzsche 1 - Bulla 0
    Il Così parlò Zarathustra è stata la mia prima sconfitta (o se vogliamo leggerla in termini psicologi, la vittoria della salute mentale sulla psicopatologia adolescenziale). Da quel giorno ho iniziato a sentirmi sempre un po’ meno in colpa, fino a provare un certo senso di felicità sadica il giorno in cui ho abbandonato l’Ulisse di James Joyce, che tutt’ora rappresenta per me un mistero letterario oltreché umano.

    Mai passata, nemmeno per un istante, nel mio encefalo l''idea malsana di ricominciare queste opere d''arte. E dopo tutto questo tempo, la probabilità che avvenga il miracolo è pari a zero.

    Aggiustiamo il tiro.

    Per tua fortuna il cervello ha molte doti, tra cui anche una sorta di "plasticità". Perchè non sfruttarla?


    Sei ancora in tempo se vuoi aggiustare il tiro, iniziando il 2017 con il piede giusto.

    Il consiglio che ti do è di provare a non lamentarti di nulla (ma proprio di nulla!) per almeno 3 giorni.

    Come abbiamo visto in altri post, ci viene in aiuto il buon vecchio post-it. Decidi tu dove metterlo: se viaggi molto in auto attaccalo allo specchietto (beh non proprio in mezzo, è sufficiente di lato), oppure se lavori sempre al pc mettilo vicino allo schermo. L''importante è che, per 3 giorni, quel messaggio deve martellare i tuoi neuroni di continuo. Perchè solo 3 giorni? Perchè oltre questo periodo il cervello sviluppa una "abituazione", e praticamente non lo vedi più il post-it, anche se lui, poveretto, rimane sempre lì attaccato.

    Ed ecco cosa devi scrivere:

    NO LAMENTELE!

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