Cronache

  • Ottimista di professione

    Di solito come lo vedi il bicchiere? Mezzo pieno o mezzo vuoto? Di primo acchito mi verrebbe da rispondere che dipende dal contenuto: se fosse champagne lo preferirei mezzo pieno.

    Beh, anche tutto pieno se devo essere sincero.

    La metafora del bicchiere viene utilizzata soprattutto quando si tratta di un match piuttosto delicato: ottimisti vs pessimisti.

    L''ottimista normale.

    Partiamo da un presupposto: essere ottimisti è normale. Ognuno di noi ha una certa percentuale di ottimismo dentro di sé, anche il pessimista incallito ogni tanto riesce a vedere il lato chiaro della luna. Il termine ottimismo deriva dal latino optimum e viene utilizzato per indicare un particolare assetto mentale, orientato al bicchiere mezzo pieno. Tale assetto, definito in psicologia Dispositional Optimism (DO), contribuisce a generare pensieri e credenze relative ad un futuro che, concretamente parlando, ci riserverà tante belle cose positive.

    Gli scienziati hanno sviluppato un test per misurare il DO, il  Life Orientation Test (LOT). In base a quanto emerso da numerose ricerche, punteggi di ottimismo elevati nel  Life Orientation Test predicono relazioni interpersonali molto soddisfacenti e, soprattutto, una minore perdita di benessere di fronte alle avversità. In altre parole, ottieni un punteggio positivo al LOT e sarai in grado di contenere i danni emotivi se inciampi in qualche ostacolo. E'' un po'' come il casco: meglio indossarlo, si sa mai.

    Un altro interessante filone di ricerca, in parte distinto dalle teorie disposizionali, è quello centrato sullo studio dell''Attributional Style, ovvero lo stile che ogni individuo adotta per spiegare a se stesso tutto ciò che gli capita. Secondo i teorici di questa prospettiva, la predisposizione a reagire con ottimismo o con pessimismo è il riflesso del modo in cui ognuno interpreta quanto accade, attribuendo la propria fortuna o sfortuna a cause ben precise.

    Questo processo di attribuzione causale, che in altre parole rappresenta il modo in cui le persone si spiegano gli eventi. sarebbe misurabile lungo tre assi:

    asse 1) l''evento è causato da fattori interni vs esterni

    asse 2) l''evento è causato da fattori stabili vs instabli

    asse 3) la spiegazione è generalizzabile vs specifica (di una certa situazione)

    Infine, distinguiamo le spiegazioni in base al tipo di evento positivo vs negativo.

    La persona ottimista spiega a se stessa un evento POSITIVO in modo:

    INTERNO

    STABILE

    GENERALIZZABILE.

    Esempio: ho concluso un buon affare grazie al mio carisma. Percepisco il mio carisma come un tratto interno (è dentro di me), stabile (ce l''ho sempre) e generalizzabile (funzionerà anche in futuro in contesti diversi).

    Il pessimista, ugualmente, spiega a se stesso un evento NEGATIVO in modo:

    INTERNO

    STABILE

    GENERALIZZABILE.

    Esempio: non riesco a costruire una relazione affettiva importante perchè ho un brutto carattere (ed è un tratto interno, stabile e generalizzabile, quindi andrà sempre così in futuro).

    L''ottimista anormale.

    (Se sei un consumatore abituale di sostanze stupefacenti salta direttamente al prossimo paragrafo).

    Alcuni sono davvero troppo ottimisti, non trovi? Tecnicamente si chiama bias ottimistico. Il termine "bias" (che ti prego di pronunciare nel modo corretto) in psicologia fa riferimento ad una "distorsione cognitiva", una sorta di errore di valutazione. Se ti sei beccato il bias ottimistico probabilmente tendi a vedere il mondo come lo vede Heidi, ovvero più benevolo e disponibile rispetto alla realtà dei fatti. Senti anche che i tuoi obiettivi sono più facili e raggiungibili rispetto a quelli degli altri. In generale ti percepisci una persona con degli attributi più positivi della media, un fico pazzesco insomma, soprattutto quando sei alla guida del tuo bolide.


    Eh si, il bias ottimistico emerge ogni volta che affronti un sorpasso come Alonso. Se non ti schianti è davvero una figata.

    Come si sente l''ottimista?

    Gli ottimisti incalliti li riconosci perchè hanno delle caratteristiche personologiche ben precise, che ovviamente influiscono sul loro successo sociale:

    sono in genere allegri e sorridenti per la maggior parte del tempo, quindi vengono considerati simpatici
    tendono ad adattarsi in modo flessibile al sacrificio
    sanno gestire efficacemente il fallimento
    hanno una buona autostima, rinforzata continuamente dall''ammirazione degli altri
    hanno minore probabilità di ammalarsi di depressione
    hanno minore probabilità di ammalarsi in generale (grazie al loro efficace sistema immunitario)
    si percepiscono più sani degli altri, fisicamente ed emotivamente
    di fatto hanno maggiori probabilità di vivere a lungo (se non guidano come Alonso)
    tendono a risposarsi dopo il primo divorzio (il trionfo della speranza sull''esperienza...)
    Mi sembra quasi di sentirti a questo punto:

    "ce l''ho...mi manca...mi manca..."

    Ti sei messo a spuntare la lista? Hai fatto bene, l''ho scritta proprio per questo motivo.

    Insomma, leggendo questa lista cosa provi? Ti senti abbastanza vicino o piuttosto lontano dall''identikit dell''ottimista incallito? E soprattutto: sei riuscito a svincolarti dalla trappola che abbiamo già visto del "io sono fatto così"?

    Ottimisti si nasce o si diventa?

    Bella domanda.

    (Champagne).

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