Cronache

  • 26 miglia e 385 iarde con Mr. Nicholson

    • 1° Maggio di corsa a Santhià, fra le risaie del vercellese, semplicemente un’altra maratona da aggiungere alla lista (la n. 107 per Ian e la n. 96 per me), senza patemi e senza velleità, in una giornata quasi ideale, con cielo coperto e frescura (15°-17°).
      Una delle tante mattinate di ordinario podismo dunque, sennonché appena partiti ci imbattiamo in un personaggio assai particolare: riconosco da dietro la maglietta di un noto club britannico di stakanovisti delle lunghe distanze (che cavolo ci fa qui?) e così attacchiamo bottone.
      Nick Nicholson, nato a Pensacola in Florida ma residente da diversi decenni a Londra, lento di passo ma alto e atletico, ci terrà compagnia per tutte le quasi 5 ore di corsa. Dapprima appare un po’ riservato, quasi sorpreso di trovare due compagni di maratona che gli parlano in inglese facendogli un sacco di domande, ma poi pian piano si scioglie, forse capendo che la nostra è curiosità sincera e disinteressata, e ben presto inizia a parlare senza sosta.
      Alla fine ci avrà raccontato praticamente tutta la sua vita, in particolare gli ultimi anni, ed il perché della sua folle dedizione a tempo pieno alla maratona. Fece la sua prima nel 1991, per poi non correrne più sino al 2008, quando riprese con ben altro piglio, divenendo un assiduo maratoneta, di certo non veloce (le finisce mediamente in 5 ore, e il suo best time è di 4 ore e qualche minuto) ma instancabile (15-25 gare all’anno). Finché nel 2016 avvenne un’autentica svolta, quella che lo ha portato ad essere un maratoneta di fama internazionale (almeno nell’ambiente del podismo amatoriale), anche se in Italia lo conoscono ancora in pochi.
      Un divorzio a dir poco disastroso dalla moglie inglese e tutta una serie di gravissimi problemi avuti con i 3 figli (che vivono sempre a Londra con la madre e che può vedere raramente solo alla presenza di un assistente sociale), specie con il primogenito, ora quindicenne, gli hanno fatto scattare qualcosa nella testa, qualcosa di incredibile e terrificante al contempo. Davvero, non saprei come spiegarmi altrimenti ciò che Nick sta facendo da oltre 2 anni a questa parte: penso possa essere visto come un disperato tentativo di rivincita sulla vita e di riconquista della fiducia, dell’affetto e della stima dei propri figli, anche se a tutta prima sembrerebbe esattamente il contrario (ovvero una fuga dalla realtà).
      Dal 2016 Nick si è portato ad una pazzesca media di oltre 200 maratone ufficiali annue (inclusa anche qualche ultra fino a 50-60 km), in giro per il mondo, anche se ne corre la stragrande maggioranza negli USA e nel Regno Unito, dove se ne trovano facilmente anche di infrasettimanali, con la possibilità talora di fare doppiette (una maratona il mattino ed una il pomeriggio o la sera).
      Recentemente ha stabilito il nuovo record mondiale assoluto di maratone ufficiali corse in un anno mobile, 266 (sì, avete letto bene), sottraendolo ad un altro americano, ora avanti negli anni, che ne aveva disputate 239 (camminando però, e non correndo) una decina d’anni fa. Ma non vuole fermarsi: finché si sentirà motivato intende continuare a correre e spera di poter ritoccare più volte il suo record, portandolo a 275 entro il 2019.
      Nick è in attesa dell’ufficializzazione del suo record da parte del Guinness dei Primati, ma non è tipo da vantarsi, anzi, è una persona che, nella sua difficile ricerca di un equilibrio interiore, appare assolutamente modesta e “normale”.
      Durante il nostro lento procedere per strade di campagna fra i campi allagati lo abbiamo ovviamente tempestato di domande, evitando però argomenti particolarmente delicati, senza approfondire troppo la questione del suo difficilissimo rapporto con i figli e senza chiedergli come possa affrontare il tutto economicamente (è ovvio come i soldi siano, almeno al momento, l’ultimo dei suoi problemi).
      Questi, in sintesi, i suoi numeri: 570 maratone corse in carriera (455 da inizio 2016), record di 266 maratone in 365 giorni, media di quasi 11.000 km annui di corsa negli ultimi 2 anni, cui vanno aggiunti circa 35.000 km in automobile e oltre 100.000 km in aereo, sempre annui, per gli spostamenti. Ho calcolato che, anche andando al risparmio, tutto ciò gli deve costare non meno di 100.000 euro all’anno…
      Finita la Maratona del Riso Mr. Nicholson avrebbe guidato fino a Malpensa per imbarcarsi su un volo per Londra: lo aspettano altre 2 maratone in Inghilterra (il 4 e il 6 Maggio), poi una trentina di maratone negli USA, quindi altre in Europa. Sarà di nuovo in Italia ad Agosto per le 10 maratone in 10 giorni consecutivi del Lago d’Orta, organizzate dal Club Super Marathon Italia, e così via, senza sosta…
      Che dire? Quando penso che Nick corre mediamente in meno di 5 mesi le maratone che io ho corso in 14 anni (quella di Santhià è stata la sua n. 70 del 2018), sono assalito da un pot-pourri di emozioni e sensazioni diverse e contrastanti: riso e amarezza, sbigottimento e compassione, incredulità per quali torture psico-fisiche un essere umano possa autoinfliggersi.
      Ma tutto ha una ragion d’essere, sia pur difficile da individuare e comprendere, sempre…
      Terminata la gara ci siamo fatti scattare la foto di rito, ci siamo scambiati i contatti ed infine salutati come ci conoscessimo da sempre e ci dovessimo rivedere nel volgere di breve tempo. Una forte stretta di mano e via, ognuno per la propria strada.
      Un detto recita che “il mondo è bello perché è vario”; io aggiungo che “il mondo è un posto strano, molto strano, e tutto sommato molto piccolo”, specialmente per chi corre le lunghe distanze.
      So long, Nick, forse ci si rivedrà da qualche altra parte in un futuro non troppo lontano, magari quando avrai raggiunto le 1.000 maratone!
      Sia come sia, Nick, spero che ben prima di allora tu abbia ritrovato la pace con te stesso e sconfitto per sempre la tua straziante solitudine.

      Chi fosse interessato a seguire le imprese di Nick Nicholson può consultare il suo blog, regolarmente aggiornato: https://www.facebook.com/Nick.Nicholson.GWR/

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  • La fatica più bella, perché correre cambia la vita

    Venerdì 13 aprile alle ore 21, presso la società Canottieri Flora di Cremona, in collaborazione con l''ASD Marathon Cremona, Gastone Breccia ha presentato il suo il suo ultimo libro "La fatica più bella, perché correre cambia la vita", edito da Laterza.

    Gastone nasce nel 1962 a Livorno ma è cremonese d’adozione. E’ docente di Storia Bizantina presso la Facoltà di Musicologia a Cremona e ha pubblicato dal 2001 diversi scritti di genere storico-filologico-politico. Ma Gastone non è solo professore, scrittore, divulgatore e giornalista, ma anche un grande podista. La sua passione per la corsa riempie le pagine della sua ultima opera letteraria, in maniera autobiografica e introspettiva.

    Dopo una breve introduzione di Ervano Vicini, ha preso la parola il giornalista (e anch’esso maratoneta, con all’attivo più di 100 maratone) Claudio Ardigò, che tra citazioni e letture di alcuni passi del libro ha posto a Breccia domande sui “grandi” temi affrontati nella sua opera, definita “un giusto equilibrio tra letteratura, saggio e impronta sportiva”.

    La passione di Breccia per la corsa si percepisce già dalla definizione che dà di maratona: non solo un gesto sano e bello, ma un qualcosa di insostituibile... La maratona è passione!

    Il tema della felicità è ricorrente in vari capitoli: è la gioia alla termine di un allenamento ben fatto, è la soddisfazione immensa al termine della gara. E’ una felicità che paradossalmente è presente anche nella sofferenza dello sforzo massimo, in allenamento e in gara. Gastone usa le parole “abbracciare la fatica” per intendere proprio la sensazione di trovare soddisfazione anche in un momento di sofferenza fisica o mentale.

    La mente, la volontà, l’introspezione: la maratona non è fatta solo di tabelle, tempi, allenamenti perfetti... “Il maratoneta è un samurai e l’avversario è se stesso”. Gastone spiega che anche la mente va allenata alla solitudine, alla fatica, alla concentrazione sul gesto atletico: una mente e una forza di volontà “allenati” possono aiutare a superare ostacoli molto grandi.

    La solitudine del maratoneta, una “solitudine affollata” in gara, lascia invece spazio a grandi rapporti di amicizia, che nascono e si consolidano durante gli allenamenti insieme. Faticare con agli altri podisti mette in mostra le debolezze personali, che ci rendono man mano più “umani” di fronte agli altri. Gastone racconta un aneddoto su un testa-a-testa con un amico durante la Maratonina di Cremona, per far capire che la “lotta” sulla strada non rovina le amicizie nate sulla pista, ma anzi le fortifica.

    E’ stato un botta e risposta fitto di ricordi e di aneddoti divertenti, che ha strizzato l’occhio a gradi atleti del passato come Zatopek, Bordin, Radcliffe ma anche a personaggi della letteratura come Merini, Schopenhauer, Pavese, che ha coinvolto ed emozionato il folto pubblico in sala.

    Durante la serata sono state messe in vendita copie del libro, che Gastone Breccia ha gentilmente autografato, intrattenendosi brevemente con i partecipanti

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  • La dura, dolce vita del maratoneta

    2 Aprile, Pasquetta. Una giornata usualmente dedicata al relax, alla famiglia, alla classica gita "fuori porta".
    C''è però chi non sente ragioni: si corre una maratona, in qualche luogo sperduto, laggiù nel cuore antico della Romagna, festa o non festa, e dunque "si deve" andare.
    In pochi si alzeranno alle 7, per una tranquilla corsetta smaltisci-bagordi della Pasqua sugli argini di casa, molti altri se la prenderanno (comprensibilmente) comoda e si sveglieranno alle 9 o giù di lì, altri ancora persino più tardi, giusto in tempo per l''aperitivo del Lunedì dell''Angelo. Ma non i maratoneti, no quelli proprio no... Perché mai sprecare l''occasione per correre l''ennesima maratona?
    Guarda caso mi capita d''essere uno di costoro.
    Sveglia alle 5, fuori è ancora buio pesto: sciacquata veloce, quel che basta per svegliarsi a dovere, sacra "vestizione" rituale del podista inveterato, colazione "minimalista" (caffettone americano e due biscotti due), partenza alle 5.40, sosta per raccogliere un''amica (Manuela, che ha buoni motivi, al contrario di me, per fare una simile levataccia festiva, in quanto poi andrà a vincere la gara femminile in 3h 11'' 32"... ho detto niente!), e via verso Russi e il fiume Lamone, a oltre 200 km di distanza, dove appunto si corre una delle maratone italiane, per quanto "piccola", di più lunga tradizione (sarà l''edizione n. 42).
    La mattina è bella, fresca e soleggiata, finalmente Primavera "vera", e come la gara si svolge alla fine ha ben poca rilevanza. Poco importano il caldo improvviso dell''ultima ora e il mio arrancare nei chilometri finali. Ciò che importa è aver completato e onorato la gara, organizzata con cura da gente che ha esperienza e passione da vendere e merita tutto il mio impegno e rispetto, avere così aggiunto un''altra maratona (la numero 95) alla serie, essermi in qualche modo divertito, nonostante la fatica che ogni volta aumenta di un "cicinino" e l''età di certo non più verde, e aver dato un senso diverso alla giornata. 
    Come da sempre ritengo giusto che sia, a ognuno spetta il suo: a chi il rigirarsi nel letto sino a tardi, a chi il beato ozio domestico d''una tranquilla giornata di festa, a chi una rilassante passeggiata nelle vie cittadine, e a chi 42 chilometri e rotti di corsa attraverso la radiosa e sorniona campagna padana, per una volta ancora. Quel che conta è poter fare ciò che veramente si desidera, e tornare a casa felici di averlo fatto, stanchi morti o ancora pimpanti quanto si vuole, ma comunque soddisfatti e in pace con se stessi.
    Io a casa ritrovo una moglie sorridente e pronta a farmi festa e a riempirmi di coccole e baci, come fossi stato via per lunghi mesi di duro lavoro. Ma era "solo" una maratona, una delle tante, a cui ormai è abituata, ma a cui reagisce ogni volta come fosse la prima. Forse anche per questo la vita del maratoneta (almeno la mia), in apparenza abbastanza monotona e alquanto dura, spesso risulta più dolce, appagante e avvincente di quella di chi se ne resta annoiato o apatico a poltrire sul sofà di casa o, tutt''al più, a fare una "vasca" via l''altra nel grazioso ma talora soporifero centro di Cremona.

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